Liana

Il 2004 è cominciato nel modo peggiore per me… A 32 anni, dopo aver perso il bimbo che aspettavo, mi sono sentita “leggere la sentenza”: linfoma non Hodgkin di tipo centrofollicolare in IV stadio! In marzo é cominciata la guerra alla malattia: sei cicli di chemioterapia a Feltre con tutto ciò che comporta e, infine, il ricovero all’ospedale di Treviso per l’autotrapianto… E’ stata dura, ma ora sto bene, anche se ogni volta che si avvicinano i controlli sento tremare il mio cuore… Ho provato a spiegare cosa é stato per me questo viaggio attraverso la sofferenza e la malattia con il seguente racconto: la mia speranza è che la forza che ho sentito crescere dentro di me man mano che l’orizzonte si faceva sempre più scuro possa crescere e rinvigorirsi in tutti coloro che, provati dalla durezza della malattia, leggeranno queste righe! Io ho capito grazie a mio marito, grazie alle mie bambine, a mia madre, ai miei fratelli, ai suoceri, ai parenti, agli amici… che l’Amore è veramente più potente del cancro!
Diario di….Viaggio!

In condizioni “normali” hai il tempo di pianificare tutto: scegli la meta, ti rivolgi ad una agenzia, ti informi sulla strada, sul mezzo di trasporto conveniente, alberghi, luoghi interessanti da visitare… A volte, invece, devi prendere e partire così, su due piedi, senza neppure il tempo di pensare a cosa ti servirà, a cosa dovrai portare con te. L’urgenza, l’imprevisto che …zac, piomba sulla tua giornata e, con colpo deciso di cesoia, la isola da quel che è stato per lasciarti lì, solo, senza valigia, senza meta (perché anche questa ti è nascosta) a guardare, non al futuro (troppo immensa l’accezione di futuro, troppo dilatata, troppo…lunga!), ma al semplice nudo e crudo domani. Disorientato, rimani disorientato, stordito, paralizzato. Eppure ti muovi, hai iniziato, senza rendertene conto, un viaggio: sei immobile, ma stai precipitando! Ironia della sorte, che sa essere davvero caustica a volte…spesso; sarcasmo del destino: sei fermo e stai correndo, senza valigia.


Qual è il treno da prendere? O forse l’aereo… La nave no, troppo lenta. Non c’è tempo per guardarsi attorno, devi correre, tempus fugit. Eppure anche chi ti urla da manifesti, volantini, articoli di giornale, talk show che, sì, bisogna essere rapidi, non si può tergiversare, tempismo tempismo, meglio prevenire, prepararsi…in realtà si perde per sentieri battuti e ribattuti che non portano da nessuna parte e ingannano la tua marcia, frenano i tuoi piedi, ti lasciano paralizzato sul ciglio della strada a mendicare un passaggio per l’aeroporto più vicino, o anche una stazione … Poi qualcuno passa, né automobile, né treno, e ti carica su …una specie di carrello, ti trasforma in una pratica, una cartella, una “richiesta di” lì, in lista…d’attesa. E tu continui il viaggio…aspettando.


È in quel frangente, è in quel preciso istante che accade qualcosa al tuo io complesso, fatto di mente, corpo e spirito, è in quell’inequivocabile istante che, con una valigia lui, lo spirito, inizia a suo modo il viaggio, da solo, mentre la mente è già lontana, lei; s’è buttata nel villaggio globale, come hanno scoperto che è bello chiamarlo, e si muove senza meta con la rapidità d’un link, www.hopersodivistalarealtà.it. Il corpo, invece, attende, spaesato, spaurito, spossato lì davanti all’immenso tabellone degli orari, nero ancor nero perché nessuna coincidenza è segnata, nessun treno in partenza appare sicuro, nessun aereo atterra dove vuoi tu, e poi forse c’è sciopero. Lunghi giorni d’attesa, tabellone sempre nero; il corpo è in stallo, galleggia in un limbo d’incertezza, tace, non da segnali.

Lunghi giorni di peregrinazioni, computer sempre acceso; la mente si getta zigzagando fra miriadi di informazioni: il viaggio del conoscere, ma che ?
Lunghi giorni di ascensioni, santi e divinità riscoperti sul comodino; lo spirito si eleva, si arrampica su pareti verticali, a cercare giustificazioni, risposte, ma a che?

Poi il tuo io si ricompone, inspiegabilmente, o forse una spiegazione c’è: sul tabellone, prima nero, ora campeggia una scritta, inequivocabile, una scritta che non è una meta, ma un destino. Di fronte a ciò, inevitabile la ricomposizione: corpo, mente e spirito vedono, guardano, osservano, studiano quel destino e si trovano sul primo strano mezzo di trasporto che qualcuno, in divisa bianca, ha loro indicato.


Certo, non è né un treno, né un aereo! Sembra piuttosto un’astronave…e attorno, a farla funzionare, marziani di verde vestiti col viso coperto. Ti fanno stendere, Si rilassi! Una parola, quella cabina ha il letto duro… Respiri, ma solo quando glielo dico io… Sì certo, come se finora avessi atteso l’ordine di qualcuno per farlo… Sentirà caldo, forse la gola secca… ma dove mi stanno portando? Un ronzio, l’astronave è in partenza. Respiri, fermo immobile così. L’astronave gira attorno a te…lunghi interminabili secondi.. Hai paura e non puoi respirare; provaci con la mente, sì provaci, con la mente puoi controllare il tuo fisico, anche il tuo respiro, ragiona, ragiona, durerà pochissimo e poi sarai arrivato, prima meta; con lo spirito invochi un aiuto, ma ti blocchi: accidenti, non sai giusto giusto cosa chiedere… Ah sì, una meta deliziosa. No! Il Paradiso è una meta deliziosa e lì no, non ora, non può essere il destino. Poi ancora una voce d’altoparlante, non hai capito le parole, ti dicono di respirare, forse, ti muovi, No stia fermo, altro passaggio dell’astronave che, l’hai capito, non ti sta portando da nessuna parte, sei tu che porti a spasso lei sul tuo corpo, su e giù, sopra e sotto, soprattutto dentro…


Ritorna il verde marziano. Fine della tappa. Scendi, un po’ stranito, sorridi al marziano: tu ci provi a farti piacere questo viaggio, ma vorresti capire meglio dove ti sta portando e il brutto è che nessuno te lo sa spiegare, nessuno te lo sa dire con certezza. Ma a che agenzia di viaggi ti sei rivolto? Ti verrebbe voglia di protestare: dov’è l’ufficio reclami? Non lo trovi, meglio così, altrimenti ti sentirebbero…e poi con un sorriso di circostanza ti risponderebbero: Ci dispiace, ma questo è quel che passa il convento!

Ci pensi, hanno ragione, l’agenzia non l’hai scelta tu: quella è e quella rimane per la gente che deve prendere e partire su due piedi. Vista dal di fuori, però, sembrava a posto: bianca, pulita, ordinata, tabelloni di statistiche promettenti, gente indaffarata:

Facciamo di tutto senza spendere troppo! Numeri, numeri, numeri… Pareva efficiente, efficace dal di fuori… L’importanza dell’immagine…Sì, d’accordo, ma ora che ci sei dentro, questo posto lo vedi brutto, non ti piace, ti senti smarrito…
Hai anche perso il conto del tempo, polvere di clessidra che a manciate annebbia la vista, giorni che gocciolano via lenti e inesorabili, lasciandoti in una cartellina la cenere delle tappe che stai bruciando. È allora che arrivi in un luogo particolare e , lo sai, questo è un momento importante, lo sai perché ne hai tanto sentito parlare: questo è un luogo-momento speciale, spacing in time/timing in space…

Tuttavia, guardandoti attorno ti vien voglia di gridare, l’io mente si ribella: dove mi state portando? È forse questo un campo di concentramento? Volti scavati, grigi, gialli, teste calve o malamente camuffate da parrucche di dubbio gusto, occhi profondi della profondità della rassegnazione, odor di chimica, asettica musica che confonde l’udito, così non ascolti la voce della tua consapevolezza che ti urla “perché”, piante verdi a confondere la vista così non guardi la faccia della morte che ti grida “come”…


Non era il viaggio che volevi fare, ma, guardandoti le mani sudaticce lo capisci da te che in realtà non hai contattato nessuna agenzia personalmente per quel viaggio. Allora chiudi gli occhi per ricacciare indietro una lacrima, pensi che nessuna delle teste calve, giallicce e scavate che ti circondano hanno contattato un’agenzia di viaggi per arrivare lì, in quello…”splendido” luogo in cui streghe di bianco vestite ti somministrano ampolle e ampolline in cui strani veleni dovrebbero nel tuo corpo trasformarsi in tempo, tempo restituito, tempo da vivere, tempo da …sprecare. Alchimia dei tempi moderni… La goccia ti ipnotizza, la guardi scendere, entrare in te, pensi alla sua …visita di distruzione alla ricerca dei brutti e cattivi… Caspita, ma è vero, non è lei la cattiva, non è lei il veleno. Alchimia di pensieri, primo passaggio per arrivare alla pietra filosofale…

Chiudi gli occhi per vedere meglio dove ti ha portato il viaggio; ti guardi, come in un filmino amatoriale: ci sei tu che ti stai arrampicando su una parete di roccia; è un sesto grado, senti le dita che ti fanno male, le senti aggrapparsi ad un appiglio, un piccolissimo scalino di roccia in una posizione impossibile, senti i muscoli dolerti, il sudore imperlarti la fronte; sei come un ragno che da quella roccia non si vuole staccare e ce la metti tutta, anche se dall’alto cominciano a piovere sassi e dal basso il vuoto ammicca… Riaprili, quegli occhi, riaprili e non piangerti addosso… Alchimia dei pensieri, piombo e pesantezza che si trasformano in oro e lucentezza, secondo passaggio per prendere in mano la pietra filosofale…

Solo tu solo tu sai la formula magica per non soccombere a quel viaggio che è tutta una corsa e una frenata. Ecco, l’hai capito: non sono streghe quelle lì, non sei ad Auschwiz, non sono tossine quelle… Tu hai dentro di te l’antidoto per qualsiasi veleno!

Magia magia che i cattivi pensieri porta via…
Non l’hai voluto tu, non hai scelto tu la meta tantomeno l’agenzia, tantomeno i compagni di viaggio, ma ora tu sei lì e tu puoi decidere qualcosa, accidenti, sei tu protagonista dell’…avventura!

Ma il pensiero maligno, il vero veleno, pungola: e tu cosa puoi decidere in tutto ciò? Né mezzo di trasporto, né compagni di viaggio, né meta… Non sei tu alla guida, non sai fare nemmeno le pozioni…

Via via via… Scaccialo dalla mente, dice il falso, anche se è vero!
Da adesso in poi non è più la corrente che ti porta dove vuole, non è il viaggio che ti viaggia.

Spalanchi gli occhi, li giri intorno a te, li imbevi, li inzuppi di ogni sfumatura che riempie il giallo scavato dei visi che incontri, il nero profondo di occhi pieni di parole e vuoti di speranze, il rosso smorto di bocche chiuse; guardi mani che lavorano, mani che riposano, mani che salutano, mani che accarezzano, mani che promettono, mani che raccolgono, mani che asciugano una lacrima e svelano un sorriso…. Dietro a quelle mani, a quegli occhi, a quelle bocche ora le vedi, ora le guardi le persone che sono in viaggio e che sono un viaggio, esattamente come te.


Ci parli: tutta una sorpresa questa vita…tempo stupido oggi… Ti parlano. Poco a poco si schiudono porte su altri mondi. Ti incuriosisci, ti meravigli e non vuoi più perdere neanche uno scorcio di quei panorami… Alchimia dei sentimenti, il terrore che si trasforma in coraggio, l’ignoranza in consapevolezza, la diffidenza in fiducia…terzo passaggio e finalmente la pietra filosofale è tua.

Si avvicina una fata (perché sono fate, non streghe…) a cambiarti l’ampolla, la guardi negli occhi, le sorridi, ti sorride, le parli, ti parla; si avvicina un mago di verde vestito (perché sono maghi di questo pianeta, non marziani…), lo guardi, ti guarda, gli sorridi, ti sorride, gli parli, ti parla …

Chiudi gli occhi e rimani immobile, percepisci la rivoluzione dentro di te, dentro al tu io fisico, ma tanto non è più lui che ascolti con attenzione. Sorridi alla tua scoperta, e che scoperta mai sarà? L’hai capito che tutto dipende dai tuoi occhi e dal tuo cuore: ti accorgi che ce l’hai una valigia e non è quella piena di medicine che da qualche tempo ti porti dietro. Non la trovavi perché la cercavi nel posto sbagliato: le tue mani sono infatti vuote; è dentro, in te la valigetta in cui custodisci la pietra filosofale. È lei che guida il viaggio, che te lo può spiegare, se solo la ascolti. E tu ci provi, ti concentri in questa strana, moderna, semplice opera al bianco, come la chiamerebbero gli alchimisti, che ti aiuta ad apprezzare ogni singolo granello di polvere che la clessidra lascia cadere, ogni istante un viaggio, ogni momento un mondo, ogni attimo una vita.

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