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LA DONAZIONE DI SANGUE

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La donazione di sangue è l’azione di un singolo individuo, agente volontariamente in maniera spontanea o concordata, finalizzata al privarsi di una determinata quantità del proprio sangue o di suoi componenti, affinché venga utilizzata per scopi medici.
Può essere dettata da puro spirito di solidarietà, totalmente gratuita, oppure (in alcuni paesi) può avere una controparte economica: su 124 stati in osservazione da parte del WHO nel (lontano) 1997, solo in 49 risultava non retribuita.La quantità di sangue prelevato e le modalità possono variare. La raccolta può essere fatta per semplice deflusso dopo puntura venosa, o grazie ad attrezzature automatizzate che prelevano solo specifiche porzioni del sangue in aferesi (plasmaferesi, plasmapiastrinoaferesi, eritropiastrinoaferesi, ecc…). La maggior parte dei componenti del sangue utilizzato per le trasfusioni hanno una vita breve e il mantenimento di una fornitura costante è un problema persistente.

IL FABBISOGNO IN ITALIA

Si stima normalmente che vi sia bisogno di 40 unità di sangue l’anno ogni 1000 persone, cioè circa 2 400 000 unità per la sola Italia. Nel 2000 l’Italia ha raggiunto l’autosufficienza a livello nazionale. La maggior parte di noi può donare il sangue e molti, almeno una volta nella vita, potrebbero averne bisogno.
Alcune regioni sono autosufficienti, ad esempio l’Emilia-Romagna ha raggiunto il livello di 60 unità. Vi sono inoltre alcune isole felici, cioè singole città dove, grazie al radicamento nel territorio di una o più associazioni locali, si è raggiunta una raccolta ancora maggiore. In numerose regioni, tuttavia, la raccolta è ancora insufficiente, e il fabbisogno viene soddisfatto con trasferimenti da altre regioni. Una delle cause di questa mancata autosufficienza è la presenza di patologie genetiche (quali le talassemie) endemiche in alcune aree geografiche del territorio italiano, che da un lato vedono la presenza di un numero inferiore di soggetti idonei alla donazione e dall’altro causano un consumo maggiore di emocomponenti.
Nonostante la sempre più attenta e ponderata utilizzazione del sangue, il fabbisogno è costantemente in aumento, per l’aumento dell’età media della popolazione e per i progressi della medicina, che rendono possibili interventi anche su pazienti anziani, un tempo non operabili.
La donazione da donatori volontari, periodici, responsabili e non retribuiti è la migliore garanzia per la qualità e la sicurezza delle terapie trasfusionali.

TRATTAMENTO DEL SANGUE

Prima di qualsiasi utilizzo, i campioni di sangue prelevati contestualmente alla donazione vengono analizzati in laboratorio per verificare il gruppo sanguigno ed escludere la trasmissione di malattie infettive, tramite opportuni test sierologici. Dopo ogni donazione, il donatore riceve il risultato delle analisi e può agevolmente tenere sotto controllo il suo stato di salute.
Alla prima donazione vengono determinati:
· AB0, Fenotipo RH completo, Kell;
· Ricerca di anticorpi irregolari Anti-eritrociti.
Le analisi includono:
· esame emocromocitometrico completo;
· transaminasi ALT con metodo ottimizzato;
· sierodiagnosi per la lue;
· HIVAb 1-2 (per l’AIDS);
· HBsAg (per l’epatite B);
· HCVAb e costituenti virali (per l’epatite C);
· HCV-HIV-HBV NAT (TRI-NAT);
· Virus del Nilo occidentale nelle zone e nei periodi a rischio;
· Conferma del gruppo sanguigno (AB0) e del Fattore Rh.
Le unità di Sangue Intero vengono in seguito sottoposte a “frazionamento” per ottenere globuli rossi, plasma e buffy-coat (quest’ultimo, composto prevalentemente da leucociti e piastrine, viene sottoposto ad ulteriore lavorazione per la preparazione di Concentrati Piatrinici). Ciascuno degli emocomponenti ottenuti ha precise indicazioni terapeutiche e può essere utilizzato in svariati campi medici e chirurgici, tra i quali la cura di leucemie, tumori, intossicazioni da farmaci, anemie, emorragie, malattie emorragiche, ustioni, tumori del fegato, anemia mediterranea, emofilia A e B, operazioni di primo soccorso, in particolare incidenti stradali, trapianti di organi ed altro ancora.
Il sangue, con i suoi componenti, costituisce per molti ammalati un fattore unico e insostituibile di sopravvivenza:
· globuli bianchi: per la cura di leucemie, tumori, intossicazioni da farmaci
· globuli rossi: per la cura di anemie, emorragie
· piastrine: per malattie emorragiche
· plasma: quando vi siano state grosse variazioni quantitative dovute ad ustioni, tumori del fegato, carenza dei fattori della coagulazione non diversamente disponibili
· plasmaderivati: Fattore VIII e IX per l’emofilia A e B, immunoglobuline aspecifiche per alcune malattie immunologiche, albumina su alcune patologie del fegato e dell’intestino.
Per effettuare un trapianto servono delle notevoli quantità di sangue:
· per un trapianto di rene in media 4 unità di globuli rossi
· per un trapianto di cuore 10 unità di globuli rossi, piastrine e plasma con punte di 30-40 unità
· per un trapianto di fegato nelle prime 24 ore: 12 unità di globuli rossi (16 nei primi 10 giorni); 27 unità di plasma fresco (35 nei primi 10 giorni); 2 unità di piastrine (5 nei primi 10 giorni). Si possono raggiungere punte di 160-170 unità di globuli rossi, 290-300 unità di plasma e 140 unità di piastrine per interventi particolarmente impegnativi;
· per un trapianto di midollo osseo da 50 a 80 unità di globuli rossi, plasma ed immunoglobuline, con picchi di 300-400 unità per ogni terapia (durata 4-5 mesi) prima del trapianto.

COMPATIBILITÁ GRUPPI SANGUINI

In caso di trasfusione omologa è fondamentale la compatibilità tra donatore e ricevente, per evitare gravi emolisi. Per stabilire la compatibilità occorre definire il gruppo sanguigno dei due. Nella tabella si riportano i dati fondamentali per ogni gruppo sanguigno.
Gruppo A I soggetti di gruppo sanguigno A hanno l’antigene A sui globuli rossi e gli anticorpi IgM anti antigene B nel plasma. I soggetti di gruppo A possono ricevere globuli rossi di gruppo A e 0.
Gruppo B I soggetti di gruppo sanguigno B hanno l’antigene B sui globuli rossi e gli anticorpi IgM anti antigene A nel plasma. I soggetti di gruppo B possono ricevere globuli rossi di gruppo B e 0.
Gruppo AB I soggetti di gruppo sanguigno AB hanno sia l’antigene A sia l’antigene B sui globuli rossi e nel plasma non hanno alcun anticorpo. I soggetti di gruppo AB possono ricevere globuli rossi di gruppo A, B, AB e 0 (ricevente universale).
*Gruppo 0 I soggetti con gruppo sanguigno 0 non hanno nessun antigene sui globuli rossi e nel plasma hanno gli anticorpi IgM anti antigene A e anti antigene B. I soggetti con gruppo 0 possono ricevere sangue solo di gruppo 0, mentre possono donare a tutti i gruppi (donatore universale).
Chi può donare a chi sangue intero

Gruppo:       Puoi donare il sangue a:       Puoi ricevere trasfusioni da:

0+                 0+ A+ B+ AB+                            0+ 0-
A+                A+ AB+                                       0- 0+ A- A+
B+                B+ AB+                                       B+ B- 0+ 0-
AB+              AB+                                            Tutti
A-                 A+ A- AB+ AB-                           A- 0-
0-                 Tutti                                             0-
B-                 B+ B- AB+ AB-                           B- 0-
AB-               AB+ AB-                                    AB- A- B- 0

FREQUENZA DELLE DONAZIONI

Le donazioni possono essere di tipologie diverse:
· Sangue intero;
· Plasma (Plasmaferesi);
· Piastrine (Piastrinoaferesi);
· Donazione multipla di emocomponenti.
Intervalli minimi previsti dalla legislazione italiana:
da donazione di sangue intero a donazione di sangue intero: 90 giorni tra una donazione e l’altra; max. 4 volte l’anno per l’uomo, 2 volte l’anno in età fertile per la donna
da donazione di sangue intero a donazione di plasma: 1 mese
da donazione di plasma a donazione di sangue intero: 14 giorni
da donazione di plasma a donazione di plasma: 14 giorni
da donazione di sangue intero a donazione di piastrine: 1 mese
da donazione di piastrine a donazione di sangue intero: 14 giorni
da donazione di piastrine a donazione di piastrine: 15 giorni (massimo 6 donazioni all’anno)
da donazione di multicomponenti a donazione di multicomponenti: 3 mesi
Legislazioni di altri Paesi permettono una frequenza maggiore: 6 donazioni di sangue intero per gli uomini (intervallo di 2 mesi) e 4 per le donne (intervallo di 3 mesi) in Francia e negli Stati Uniti (dove per la prima donazione bastano 17 anni); 4 per gli uomini e 3 per le donne in Spagna e in Portogallo – Brasile. Il numero medio di donazioni pro capite in Italia è leggermente inferiore a 3 donazioni/anno per gli uomini, a 2 per le donne. Vi sono tuttavia ampie oscillazioni di carattere regionale e locale. Dati gli intervalli di donazione previsti dalla vigente legislazione, è possibile effettuare molto più delle quattro donazioni canoniche, alternando donazioni di sangue intero e di plasma; teoricamente fino a 24 donazioni l’anno, donando solo quest’ultimo.

QUANTO SI PUÓ DONARE

Il limite massimo di sangue intero che è possibile donare in una sola volta è di 450 ml ±10% (si stima che il sangue rappresenti il 7% della massa corporea; circa 5 litri in un adulto medio del peso di 70 kg) mentre per il plasma la sacca raccoglie 600 ml.

IL PRELIEVO

Al momento della donazione, è consigliabile essere a digiuno da qualche ora oppure, se non è proprio possibile presentarsi a stomaco vuoto, è bene aver assunto un pasto comunque leggero, privo di grassi e zuccheri. È necessario aver introdotto una sufficiente quantità di liquidi onde non essere disidratati, prima del prelievo viene compilato un questionario anamnestico riguardo alla storia clinica remota e recente dall’ultima donazione, o comunque gli ultimi 4 mesi, dopodiché il donatore viene sottoposto alla quantificazione dell’emoglobina tramite punzione di un dito della mano ed esame spettrofotometrico della goccia di sangue fuoriuscita.
Segue poi un colloquio con un medico della sezione con cui viene commentato il questionario, viene misurata la pressione arteriosa ed auscultati il cuore ed i polmoni, dopodiché si può accedere alla sala prelievi.
Una donazione di sangue intero dura circa 15 minuti; una di plasma ne dura circa 45 ed una di piastrine poco di più. La durata della donazione di plasma è maggiore di quella del sangue intero a causa del procedimento di estrazione del plasma dal sangue: la cannula (l’ago che viene inserito in vena) è collegata ad un separatore cellulare in cui una centrifuga separa la parte più liquida, il plasma appunto, dai globuli rossi. Tale macchina esegue normalmente tre cicli di prelievo-separazione-reinfusione; in ciascuno sono processati circa 450 ml di sangue. Il plasma viene immesso in una sacca, la restante parte processata (globuli rossi concentrati e il plasma non separato) viene reintrodotta nell’apparato circolatorio nel donatore attraverso la stessa cannula. Per la donazione di plasma è incoraggiato lo stringere ritmicamente con la mano una pallina di gommapiuma per favorire il ritorno venoso garantendo un regolare funzionamento del separatore cellulare; è comunque presente un avviso sonoro quando il flusso di sangue si riduce sotto determinati valori.
Tramite una gestione con codici a barre, viene tracciata la singola donazione, identificando la sacca di sangue, l’apparecchio di emotrasfusione impiegato, il tesserino dell’operatore e del donatore.
In questo modo, è informatizzata la registrazione del gruppo sanguigno e della data di donazione, che permettono di controllare:
· l’impiego di sangue di un gruppo compatibile col ricevente;
· non oltre il tempo massimo utile per la conservazione delle sacche e la trasfusione;
· il rispetto del tempo minimo di 3 mesi, previsto per legge, tra una donazione e la successiva;
· la disponibilità in tempo reale di sangue presso ogni centro, per ottimizzare la raccolta e l’impiego in base alla domanda.
Al termine del processo, per compensare la parte liquida tolta, potrebbe essere infusa nel donatore della soluzione salina, ma nella pratica si consiglia semplicemente di bere dei liquidi. Non prelevando componenti cellulari, la donazione di plasma risulta di impatto praticamente nullo sull’efficienza fisica del donatore; può pertanto essere eseguita ad intervalli ridotti (anche soli 14 giorni) ed è particolarmente indicata a donne in età fertile, in quanto non riduce il contenuto di ferro del sangue.
La richiesta di questo emoderivato è molto maggiore rispetto al sangue intero poiché il suo campo di applicazione è molto vasto.
Le donazioni sono in genere indolori e prevedono un ristoro finale. Ai lavoratori dipendenti, inoltre, viene riconosciuta in Italia per legge una giornata di riposo retribuita.
La donazione in Unione Europea è esclusivamente a titolo gratuito.

LE CONDIZIONI IN ITALIA PER LA DONAZIONE

Le condizioni necessarie per essere donatore sono:
SANGUE INTERO
· età: compresa tra i 18 e i 65 anni. È possibile donare prima della maggiore età solo in situazioni particolari, dopo parere medico e autorizzazione da parte di chi esercita la patria potestà sul minore. I donatori abituali in buona salute possono continuare a donare anche oltre i 65 anni. L’età massima per la prima donazione è di 60 anni, posticipabile dal medico. Negli USA è possibile la prima donazione già a 17 anni; in Brasile anche a 16, con il consenso di chi esercita la patria potestà.
· massa: uguale o superiore ai 50 chili;
· pulsazioni: comprese tra 50-100 battiti/minuto;
· pressione arteriosa: tra 14,66 e 24 kPa (sistolica o massima) tra 8 e 13,33 kPa (diastolica o minima).
· emoglobina: non inferiore a 12,5 g/dL nelle donne ed a 13,5g/dL negli uomini
PLASMA DA AFERESI
· età: compresa tra i 18 ed i 60 anni; dopo i 60 anni, la plasmaferesi è consentita solo occasionalmente
· peso, pressione arteriosa, polso: stessi requisiti del sangue intero
· protidemia: non inferiore ai 6 g% e quadro elettroforetico non alterato
· emoglobina: non inferiore a 11,5 g/dL nella donna e 12,5 g/dL nell’uomo
In generale Inoltre è necessario:
· avere un buono stato di salute:
o non essere affetto da gravi malattie/patologie croniche;
o non aver avuto malattie nei 15 giorni precedenti il prelievo
o non aver assunto antibiotici nei 5 giorni precedenti il prelievo;
o non aver subito estrazioni dentarie nei 7 giorni precedenti la donazione;
o non aver subito interventi chirurgici o endoscopie nei 4 mesi precedenti il prelievo.
· non seguire comportamenti a rischio:
o non essere stato esposto al rischio di malattie trasmissibili (non aver effettuato tatuaggi/piercing negli ultimi 4 mesi);
o non fare uso di droghe pesanti né uso continuato di droghe leggere;
· non avere soggiornato per oltre sei mesi nel Regno Unito nel periodo dal 1980 al 1996;
· che sia passato un anno dalla gravidanza (il parto).

DONAZIONE SALUTARIA E DONAZIONE ABITUALE

Molte persone donano il proprio sangue in seguito a malattie di familiari o ad appelli sporadici. Sono tuttavia più utili i donatori abituali, sia per il maggior numero di donazioni nel tempo sia per i sistematici controlli cui vengono sottoposti ad ogni donazione, sia per la loro maggior responsabilizzazione nei riguardi di patologie trasmissibili per via ematica e non immediatamente rilevabili con gli screening di routine.

DOPO LA DONAZIONE

La legislazione italiana (Legge 21 ottobre 2005, n. 219) prevede una giornata di riposo retribuita per chi ha effettuato una donazione. Tale norma, adottata anche da altre nazioni europee per incentivare maggiormente i potenziali donatori, è comunque di carattere precauzionale e viene normalmente disattesa dai donatori lavoratori autonomi, che dopo la donazione in genere effettuano una normale giornata di lavoro. Risulta però importante per chi svolge lavori pesanti, pericolosi o che richiedano particolare attenzione: conducenti di camion, aerei, treni, pompieri, quanti lavorano su impalcature, eccetera. Per quanto riguarda gli studenti, invece, l’assenza causata nella giornata della donazione è giustificata e, sotto presentazione di un certificato medico, le ore di assenza non vengono conteggiate.

Per saperne di più visita il sito dell’Associazione Bellunese Volontari Sangue: clicca nel riquadro qui sopra

LA DONAZIONE DI CELLULE STAMINALI

Il donatore

A cosa serve il trapianto? Come si diventa donatori?
Questi quesiti si presentano frequentemente, e comprensibilmente, quando una persona interessata entra in contatto con la nostra Associazione. Spesso la mancata conoscenza di ciò, che concretamente comporta poi la scelta o meno della donazione, può creare preconcetti o timori immotivati, perciò in questa sezione cerchiamo di dare una risposta alle domande più ricorrenti sull’argomento, sia dal punto di vista dell’impegno personale e dell’iter burocratico e ospedaliero, sia dal punto di vista medico-scientifico.
Per alcune malattie il trapianto di midollo osseo è una soluzione priva di alternative. Le indicazioni al trapianto di CSE (Cellule Staminali Emopoietiche) comprendono: le leucemie acute e croniche, le forme di insufficienza midollare, le talassemie, i linfomi di Hodgkin e non Hodgkin, il mieloma, e altre malattie del sangue, oltre ad alcuni tumori solidi e, di recente, anche alcune malattie autoimmuni.
In Italia sarebbero necessarie circa 1.000 donazioni l’anno, ma una perfetta compatibilità fra donatore e ricevente si verifica 1 volta su 4 solo in ambito familiare e –addirittura!- 1 su 100.000 (centomila!) con individui non consanguinei.
Di qui la necessità di avere una Banca Dati che registri i dati genetici di persone che siano “potenziali” donatori.
Il midollo osseo (non il midollo spinale!)
Il Midollo Osseo (in termine tecnico “midollo emopoietico”) si presenta alla vista come sangue e viene prelevato solitamente dalle ossa del bacino (ossa iliache). Ha il compito di formare di continuo nuove cellule sanguigne (globuli rossi, globuli bianchi, piastrine) in sostituzione di quelle che muoiono naturalmente e terminano la loro funzione. Nelle malattie del sangue, come alcune forme di leucemia, nei linfomi, mielomi, talassemie, il midollo osseo perde questa capacità emopoietica ed è per questo che vi è la necessità di trapiantare nuove cellule emopoietiche che permettano la ripresa completa di tale funzione .
Una precisazione sulla differenza fra Midollo Osseo e Midollo Spinale. Il Midollo Osseo è un tessuto simile al sangue e si trova all’interno delle ossa (in gran quantità nelle ossa piatte di bacino, sterno, etc). Il Midollo spinale si trova solo nella colonna vertebrale ed è un tessuto nervoso. NULLA A CHE VEDERE!

COME DIVENTARE DONATORE

Per diventare potenziali donatori è necessario contattare la sede ADMO più vicina per potersi poi recare presso un Centro Prelievi della provincia di residenza. Dopo un colloquio con un medico si effettuata un semplice esame del sangue, detto tipizzazione HLA, i cui risultati vengono inseriti nel Registro Italiano dei Donatori di Midollo Osseo (IBMDR), collegato con tutti i 43 Registri mondiali.
Qualunque persona di età compresa tra i 18 e i 37 anni, che abbia un peso corporeo superiore ai 50 kg, può essere un donatore di midollo osseo purché, ovviamente, non sia affetto da malattie del sangue, da malattie croniche gravi o da altre gravi forme infettive (AIDS, epatite, ecc.). La donazione resterà possibile fino al raggiungimento dei 55 anni.
Con l’iscrizione al Registro il donatore di midollo osseo offre quindi la propria disponibilità a sottoporsi, nel più vicino centro autorizzato, al prelievo. La sua disponibilità, gratuita e anonima, non ha limiti geografici. Non dimentichiamo che la compatibilità si riscontra molto raramente (1 caso su 100.000!) e dunque il più delle volte, il donatore selezionato è l’unico al mondo ad avere la possibilità di salvare la vita di quel malato.
La legge 52 del 6 Marzo 2001 (approvata grazie all’impegno di ADMO) riconosce i diritti del donatore -assenza retribuita dal posto di lavoro per il tempo occorrente a effettuare la tipizzazione HLA e gli altri esami necessari ed infine per la donazione – e pone a carico del Servizio Sanitario Nazionale l’esecuzione degli esami necessari a verificare l’eventuale compatibilità con un paziente, la donazione effettiva, così come l’assicurazione infortuni, ecc. Come previsto dalla stessa legge, ADMO è presente nella “Commissione Nazionale per i Trapianti allogenici da non consanguineo”.

DALLA TIPIZZAZIONE ALLA DONAZIONE

In caso di riscontro di una compatibilità con un paziente in lista di attesa, il donatore sarà chiamato a ulteriori esami di sangue, per definire meglio il livello di compatibilità e di idoneità alla donazione.
A questo punto entra anche in gioco la “serietà” del donatore: l’adesione firmata in occasione del primo prelievo ha solo valore morale e fino all’ultimo il potenziale donatore può ritirarsi, ma è facile immaginare con quali conseguenze per le speranze e la vita del paziente!

LA DONAZIONE

Oltre che nel Midollo Osseo le cellule staminali emopoietiche (CSE) sono contenute anche nel sangue periferico (il sangue circolante). Quindi è possibile prelevare le une o le altre con due procedure diverse. La scelta dipende dalle indicazioni del trapiantologo, in base alle necessità del paziente e dalla disponibilità del donatore alla tipologia richiesta.
Agli inizi dell’attività trapiantologica, e tuttora in alcuni casi, il prelievo avveniva, in anestesia generale o epidurale, dalle creste iliache posteriori e richiedeva il ricovero in Ospedale per una giornata. La quantità di sangue midollare che viene prelevata mediante punture alle ossa del bacino varia in funzione del peso e malattia del ricevente, ma prima di procedere alla donazione viene valutata con la massima attenzione la condizione del donatore. Dopo circa 24 ore il donatore viene dimesso e il suo midollo si ricostituisce in 15-20 giorni. Conseguenze? Qualche fastidio potrebbe essere legato all’anestesia, nella zona del prelievo si avverte una certa dolenzia (che un analgesico di uso comune può combattere efficacemente) destinata a sparire in qualche giorno. Ma non vi sono seri rischi per i donatore.
Dal Gennaio 2005 in Italia un nuovo protocollo trapiantologico di raccolta de CSE ha reso meno invasiva e più semplice la donazione. Le CSE vengono raccolte dal sangue periferico, dopo che il donatore ha assunto nei 5 giorni precedenti giorni un farmaco – fattore di crescita- che ha la proprietà di rendere più rapida la crescita delle cellule staminali e di facilitarne il passaggio dalle ossa al sangue periferico. Il prelievo di CSE avviene prelevando da un braccio il sangue che entra in una particolare apparecchiatura (separatore cellulare) dove la componente cellulare utile al trapianto viene isolata e raccolta in una sacca, il sangue così trattato venire reinfuso nel braccio opposto del donatore.
In questo caso qualche disturbo (febbricola, senso di stanchezza, dolori alle ossa) cessa rapidamente con la sospensione del trattamento farmacologico. Il donatore è comunque sottoposto a più controlli successivi.
Si può dunque confermare che in entrambi i casi il donatore non subisce alcuna menomazione, come testimoniano le statistiche relative a lunghi anni di attività trapiantologica.

IL TRAPIANTO

Per la maggior parte delle persone il termine “trapianto” evoca l’immagine di lettini operatori e ferri chirurgici. In realtà per il paziente ematologico la procedura si svolge in due fasi distinte: trattamento chemioterapico e/o radioterapico, con lo scopo di distruggere tutte le cellule midollari del paziente stesso (in primo luogo, ovviamente, anche quelle malate); somministrazione, mediante trasfusione, del midollo osseo prelevato dal donatore. Le cellule staminali emopoietiche (CSE) presenti nel midollo osseo donato riescono a trovare da sole la strada per raggiungere la collocazione che compete loro per “iniziare a lavorare”. In un periodo variabile tra 2-4 settimane dopo il trapianto, si incominciano a vedere i primi risultati, con la comparsa, nella circolazione sanguigna, di alcuni globuli bianchi con le caratteristiche nuove del donatore, e successivamente anche delle altre cellule del sangue (globuli rossi e piastrine).
Nel mondo, nel 2006 i trapianti da non consanguineo sono stati 10.492
Nel 2011, solo cinque anni dopo, sono stati 16.876!

Per saperne di più visita il sito della Associazione Donatori Midollo Osseo, sez. di Belluno: clicca nel riquadro qui sopra

 

Il nostro indirizzo

 

Associazione
“NUOVI TRAGUARDI”
Per la lotta contro le malattie del sangue O.N.L.U.S.
Via Zeneghe, 15 
Tisoi
32100 Belluno

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Per informazioni sulle attività dell’associazione: Liana Cavallet
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