Dal volontariato

Leucemie: una rivoluzione lunga dieci anni

 

17 giugno 2014

I dieci anni che hanno cambiato la storia dell’Ematologia. I dieci anni in cui si sono raccolti i frutti della grande rivoluzione delle terapie mirate, avviata alla fine degli anni ‘90, quando l’avvento di imatinib, capostipite degli inibitori della tirosin-chinasi, ha riaperto per i pazienti affetti da leucemia mieloide cronica un futuro che sembrava compromesso.
Oggi la speranza di guarigione è una prospettiva reale. L’avvento delle terapie mirate di seconda generazione, come nilotinib, consente di ottenere risposte molecolari definite “profonde”, che corrispondono a un livello minimo di malattia e aprono la strada all’interruzione della terapia. Questa prospettiva viene oggi esplorata in diversi studi nei quali sono coinvolti anche pazienti italiani che hanno smesso di assumere il farmaco.
L’occasione per tracciare il bilancio di questo decennio, ma anche per gettare uno sguardo al futuro, è la Giornata Nazionale per la lotta contro Leucemie, Linfomi e Mieloma, promossa dall’AIL e posta sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica: la IX edizione che si celebra in tutta Italia il 21 giugno, è dedicata quest’anno proprio ai successi raggiunti dalla ricerca e al grande cambiamento vissuto dall’ematologia e dai pazienti.
«Oggi celebriamo un decennio entusiasmante, nel quale siamo riusciti a portare avanti la frontiera della ricerca e la cura delle malattie del sangue, rendendo possibile la guarigione per molti pazienti, una lunga sopravvivenza per molti altri e una buona qualità di vita quasi per tutti», dichiara Franco Mandelli, ematologo di fama internazionale e Presidente Nazionale AIL. «In questo giorno però vogliamo guardare anche avanti e ai risultati che potremmo raggiungere nei prossimi dieci anni: le conoscenze acquisite grazie alla leucemia mieloide cronica (CML) rappresentano il modello e un bagaglio formidabile per nuove e più avanzate ricerche, sempre più orientate alla caratterizzazione molecolare delle malattie e quindi allo sviluppo di nuovi farmaci mirati». Il punto di svolta che ha innescato la rivoluzione dell’ematologia è stata l’identificazione del difetto citogenetico che dà origine alla proteina alterata, BCR/ABL, causa della CML e, su questa base, alla progettazione di farmaci mirati allo specifico difetto molecolare.
«In questo decennio nel complesso sono migliorate sopravvivenza e qualità di vita di tutte le forme tumorali del sangue: avanzamenti significativi si sono avuti per la Leucemia Acuta Promielocitica; buoni risultati in termini di sopravvivenza si ottengono in numerose forme di linfoma, dalle quali oggi guarisce una percentuale importante di pazienti. Ma quello della CML resta ancora oggi il caso più eclatante», afferma Giuliana Alimena, Professore ordinario di ematologia al Dipartimento di Biotecnologie ed Ematologia dell’Università di Roma “La Sapienza”. «Fino ad alcuni anni fa, l’evoluzione di questa forma in leucemia acuta con prognosi altamente infausta era pressoché ineluttabile, tranne che per un gruppo limitato di pazienti candidati a ricevere il trapianto di midollo osseo. Oggi la sopravvivenza dei pazienti è sovrapponibile a quella della popolazione generale».
L’obiettivo è adesso l’interruzione della terapia una volta raggiunta la “risposta molecolare profonda”: alcuni studi internazionali comparativi, come lo studio ENESTnd, da cui ha avuto origine il progetto Path to Cure sull’interruzione della terapia, hanno evidenziato la superiorità dei farmaci di seconda generazione in termini di efficacia, e hanno posto le basi per gli studi successivi, ancora in corso, per indagare la possibilità dell’interruzione della terapia. «Con l’avvento delle terapie mirate di seconda generazione, è aumentata ulteriormente la possibilità di raggiungere risposte molecolari profonde. A questo stadio le cellule leucemiche, anche se si sospende la terapia, in due terzi dei casi circa continuano a ridursi spontaneamente senza essere più capaci di ri espandersi. È come se l’organismo avesse ripreso il controllo della loro espansione e della malattia», spiega Giuseppe Saglio, Professore di Ematologia all’Università di Torino e Direttore del Dipartimento di medicina interna presso l’Ospedale Universitario San Luigi di Orbassano – Torino. «I pazienti che raggiungono la risposta molecolare profonda sono funzionalmente guariti dalla loro malattia. Il follow-up a 5-6 anni dimostra che la Leucemia Mieloide Cronica non si è più ripresentata».
Il passaggio da una diagnosi che non lasciava speranze di vita alle attuali, in cui si comincia a parlare di un futuro libero dal farmaco e di guarigione completa, ha segnato il vissuto dei pazienti con Leucemia Mieloide Cronica. «All’inizio i pazienti erano increduli, c’era molto stupore, ci si chiedeva cosa sarebbe successo. Dopo i primi anni, la speranza si è consolidata e i pazienti hanno finalmente potuto cominciare a riprogettare la propria vita, alcuni coltivando il sogno di una famiglia e dei figli, cosa prima impossibile – osserva Felice Bombaci, Responsabile del Gruppo AIL Pazienti LMC – nel momento in cui la ricerca ha riaperto il futuro, i pazienti con Leucemia Mieloide Cronica hanno sentito il bisogno di associarsi costituendo in seno all’AIL il Gruppo Pazienti LMC, nato con l’obiettivo di essere soprattutto uno strumento di auto-mutuo aiuto affinché nessun paziente dovesse più vivere le difficoltà e i disagi legati al “non sapere” e al “non conoscere”».
E per celebrare ed evidenziare la nuova prospettiva che si è aperta nel trattamento della Leucemia Mieloide Cronica l’AIL, con il supporto di Novartis, ha appena lanciato “Sulla strada della guarigione”, un concorso riservato ai pazienti affetti da Leucemia Mieloide Cronica e ai loro familiari, che potranno raccontare la propria esperienza sotto forma di racconto scritto, disegno, video o fotografia (www.sullastradadellaguarigione.it).
Il cambiamento però non ha riguardato solo la Leucemia Mieloide Cronica, ma anche altre forme di malattie del sangue per le quali sono migliorate la sopravvivenza, la qualità di vita dei pazienti e dove la ricerca ha compiuto importanti avanzamenti sul fronte delle terapie target. «Anche per le Malattie Mieloproliferative l’ultimo decennio ha rappresentato una svolta», sottolinea Francesco Vita, componente del Gruppo AIL Pazienti MMP PH-. «È proprio sulla scia del cambiamento che si va delineando nel trattamento di queste patologie che si è costituito il Gruppo Pazienti Malattie Mieloproliferative Croniche che ha come obiettivo principale quello di promuovere l’informazione su queste patologie del sangue ancora poco conosciute».
La Giornata è anche l’occasione per presentare la VI Edizione di “Sognando Itaca”, un’iniziativa AIL dedicata ai pazienti ematologici e che vuole diffondere la vela-terapia per il miglioramento della loro qualità di vita: una barca a vela sta navigando nel mar Adriatico e approderà a Taranto il 20 giugno. In ogni porto toccato dalla barca a vela con a bordo un equipaggio formato da skipper professionisti, pazienti in fase riabilitativa, medici, infermieri e psicologi, si svolge la giornata “Itaca Day“ durante la quale i pazienti dei Centri di Ematologia locale possono imbarcarsi per vivere l’esperienza di una regata amatoriale

Petizione cinque per mille

 

E’ partita la mobilitazione delle associazioni di volontariato con una petizione per costringere Palazzo Chigi a mantenere le promesse e stabilizzare la norma senza mettere limiti. Per l’esercizio finanziario 2011 sono stati sottratti dallo Stato 93 milioni di euro (nel 2010 ne avevano tolti 80) decurtando la quota dal 5 al 4 per mille. 17 milioni sono stati i contribuenti che hanno scelto la destinazione del 5 per mille raggiungendo la quota di 488 milioni di euro.
Di fronte a questa reiterata ingiustizia si chiede che il 5 per mille diventi legge, subito, abolendo ogni previsione di tetto e che a sette anni dalla sua introduzione diventi un diritto per i contribuenti e il non profit, non più un favore.
E’ possibile firmare la petizione dal sito www.vita.it. L’obiettivo è quello di raggiungere 10.000 adesioni da portare in parlamento entro settembre 2013.

Nel Milleproroghe un 5 per mille ridotto

 

Il 2011, Anno Europeo del Volontariato inizia con un finto regalo: la diminuzione di fatto del 25% del 5 per mille. Sul testo del Decreto Milleproroghe, approvato dal Governo, pubblicato il 29 dicembre in Gazzetta Ufficiale e che inizierà l’iter di conversione in legge al Senato il prossimo gennaio, i nostri sospetti sono stati purtroppo confermati. Il 5 per mille è stato portato a 400 milioni, rispetto ai 100 previsti dalla Legge di Stabilità, ma 100 milioni di questi 400 sono stati destinati alla ricerca e all’assistenza dei malati di SLA (già previsti dall’art. 1, comma 1, della Legge di stabilità 2011 approvata dal Parlamento il 7 dicembre scorso).
“Siamo delusi – afferma Marco Granelli – presidente di CSVnet – perché, rispetto alle promesse fatte da Tremonti fino al 22 dicembre scorso ci ritroviamo:
• un 5 per mille che è diventato di fatto 3,75 per mille, con un tetto di 300 milioni, 100 in meno rispetto all’anno scorso e alle indicazioni espresse dai cittadini nel 2008;
• un 5 per mille i cui fondi sono stati vincolati in parte (nella misura di 100 milioni) dallo Stato; si tratta di una giusta causa e di un’iniziativa nobile, ma la decisione di vincolare dei fondi per attività di ricerca e di sostegno ai malati di Sla erà già presente nella Legge di Stabilità 2011, e si configura come un provvedimento che non ha nulla a che vedere con il 5 per mille, che è una libera scelta dei contribuenti, che ogni anno decisono di destinare una parte delle proprie tasse ad una realtà non-profit, da loro scelta;
• un 5 per mille sbandierato come “regalo” al volontariato, ma che di fatto, dal 2006, non è ancora stato tramutato in legge, seppure esista dal giugno 2009 al Senato una proposta di legge condivisa all’unanimità da tutte le forze politiche, ma che continua ad essere bloccata dal Governo che non dà la copertura finanziaria per questo importante strumento di sussidiarietà fiscale;
• un 5 per mille in cattiva compagnia: non possiamo dimenticarci il taglio che la Finanziaria di quest’anno ha attuato sui fondi sociali, diminuiti del 63% rispetto allo scorso anno, la diminuzione del 34 % dei fondi al servizio civile mentre stiamo ancora aspettando il decreto che dovrebbe parzialmente reintrodurre (30 milioni anziché 50) le agevolazioni per il non-profit sulle tariffe postali, tolte il 1 aprile 2010;
• un 5 per mille erogato di media con 2 anni di ritardo: le associazioni stanno ancora aspettando l’erogazione del 5 per mille delle dichiarazioni del 2009 e del 2010.
“Chiediamo ai Senatori – conclude Granelli – di correggere il Decreto, che da gennaio analizzeranno per la conversione in legge”.

Buon 2011, Anno Europeo del Volontariato.

5 per mille: rendicontiamoci!

 

Al via l’operazione trasparenza per il 5 per mille: come richiesto dalla legge, il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha pubblicato il tanto atteso vademecum per rendicontare i fondi ottenuti con il 5 per mille a partire dall’anno finanziario 2008.
la misura è d’obbligo per le associazioni che hanno percepito più di 15.000 euro. Dal 2009, il limite è stato innalzato a 20.000 euro.
Le rendicontazioni devono essere redatte e firmate dal legale rappresentante dell’associazione entro un anno dall’incasso delle somme. Gli enti che non hanno superato la quota sono comunque obbligati a produrre e conservare la documentazione presso la propria sede e presentarla qualora il Ministero ne faccia richiesta.
Per aiutare le associazioni il Ministero ha provveduto a produrre anche un modello di rendiconto, oltre alle Linee guida, che chiariscono termini, modalità, ambito di competenza ed ogni altro onere a cui sono tenuti i soggetti beneficiari, nonché le sanzioni previste in caso di inadempimento.

Il Parlamento accetta le richieste del Volontariato

 

Il Volontariato supera la montagna: il 24 novembre la V Commissione Bilancio ha stralciato il comma 1 del PDL 41.
Si tratta di un successo per tutto il mondo del Volontariato e del Terzo Settore, che, oltre alla preoccupazione per la riduzione dei fondi destinati al 5 per mille, ha protestato duramente nelle scorse settimane per un progetto di legge che intendeva modificare la Legge quadro del Volontariato (n. 266/91), utilizzando suoi strumenti e risorse per sostenere i territori di montagna, senza peraltro consultare i soggetti rappresentanti del non profit.
Gratitudine per la sensibilità dimostrata dai parlamentari e l’attenzione di tutti coloro (organizzazioni di volontariato e CSV) che si sono impegnati per raggiungere questo importante risultato è stata espressa da Forum del Terzo Settore, la Consulta Nazionale del Volontariato presso il Forum, la ConVol – Conferenza Permanente Presidenti Associazioni e Federazioni Nazionali di Volontariato e CSVnet, il Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato (CSV).
“Auspichiamo che il primo segnale di questa concertazione comune porti al reintegro dei fondi per il 5 per mille e per le politiche sociali.” hanno affermato Marco Granelli, presidente di CSVnet; Andrea Olivero, Portavoce Forum Terzo Settore; Fausto Casini, Responsabile Consulta Volontariato c/o Forum Terzo Settore e Emma Cavallaro, Presidente ConVol.
“E’ importante operare – afferma Marco Granelli – per rafforzare la presenza e gli interventi del volontariato e dell’associazionismo in favore delle comunità che vivono nei territori di montagna. I CSV in questi anni si sono già impegnati su questo fronte e continueranno a lavorare al fianco delle Istituzioni e degli altri soggetti che operano su queste tematiche.”

Modifica 266/91:
l’Assemblea del Comitato d’Intesa di Belluno esprime forte preoccupazione

 

La preoccupazione del mondo del volontariato sull’emendamento che detta importanti modifiche agli articoli 12 e15 della Legge quadro sul volontariato, la 266/91 attraverso l’articolo 5 del Progetto di legge 41 “disposizioni in favore dei territori di montagna” in discussione alla Quinta Commissione della Camera è stata fatta propria da tutte le associazioni aderenti al Comitato d’Intesa di Belluno, nel corso dell’assemblea di giovedì scorso 28 ottobre.
Il presidente del Comitato d’Intesa e Csv di Belluno Giorgio Zampieri ha spiegato ai presenti in sala Muccin del Centro Diocesano Giovanni XXIII le conseguenze che tali disposizioni porterebbero al volontariato, anche bellunese.
“La manovra estende di molto i soggetti che potrebbero gestire e usufruire dell’attività dei Centri di servizio per il volontariato – ha detto Zampieri -alle associazioni che già oggi si avvalgono dei servizi, si aggiungerebbero le Onlus, le Cooperative sociali, ma anche associazioni sportive dilettantistiche, associazioni bandistiche, cori amatoriali, filodrammatiche, associazioni dilettantistiche di musica e danza popolare. C’è poi un’altra sottolineatura non secondaria – ha detto Zampieri – con la modifica all’articolo 12 si aggiungerebbero alle aree di intervento dei progetti, oltre alle emergenze sociali, ulteriori interventi nei territori montani e nelle aree marginali”.
Insomma, restando pressoché invariati i fondi a disposizione, aumenterebbe la mole di lavoro dei Centri di servizio. Il presidente del Comitato d’Intesa e del Csv di Belluno ha aggiornato sulle novità degli ultimi giorni, precisando come già a livello nazionale e locale il volontariato si sia mosso per scongiurare l’esito del provvedimento in discussione alla Camera, informando di aver già interessato i parlamentari bellunesi, perché sensibilizzino i componenti della Quinta Commissione. Sulla questione è intervenuto anche il vicepresidente del Comitato d’Intesa Gianluca Corsetti. “Questo, ma anche altri episodi nei confronti del volontariato, tra l’altro sempre più frequenti – ha ricordato Corsetti – non possono che confermare che è in atto un attacco alla diligenza. Ovvero, ai fondi a disposizione del volontariato. Dobbiamo quindi prepararci ad azioni, anche forti, per scongiurare che questo avvenga. E – ha sottolineato Corsetti – avere per primi noi, come associazioni, l’accortezza di non farci carico, con la stipula di convenzioni per servizi, di responsabilità che sono in capo sempre e comunque alla Pubblica Amministrazione, pur restando mobilitati per dare risposte ai bisogni. Perché poi qualcuno non ne approfitti per mettere in dubbio e magari screditare la gratuità del volontariato magari per un rimborso chilometrico, con una interpretazione impropria della sussidiarietà. Cosa che – ha ricordato Corsetti – già ora accade”.
A sostegno delle preoccupazioni del volontariato è arrivato anche l’appoggio delle due Conferenze dei Sindaci delle Ulss 1 e 2.
Per saperne di più visita il sito del CSV di Belluno

Con la scusa della montagna si riducono le risorse per il Volontariato

 

CSVnet, il Forum del Terzo Settore, la Consulta Nazionale del Volontariato presso il Forum e la ConVol – ossia l’intero panorama delle Organizzazioni che in Italia rappresentano il mondo del volontariato e del privato sociale – esprimono profonda preoccupazione e dissenso in merito alle ipotesi di modifica della Legge quadro del Volontariato (n. 266/91) attraverso l’articolo 5 del Progetto di Legge n. 41.
Nel dettaglio la modifica prevede:
1. di aggiungere sia a chi gestisce i CSV e sia a chi usufruisce dei loro benefici, oltre alle organizzazioni di volontariato, anche tutte le onlus, le cooperative sociali, le associazioni sportive dilettantistiche, le associazioni bandistiche, i cori amatoriali, le filodrammatiche, le associazioni dilettantistiche di musica e danza popolare;
2. di destinare almeno il 10% delle risorse di tutti i CSV ai soli CSV che operano in territori montani e di consentire che la quota eventualmente eccedente le loro attività di servizio venga utilizzata per acquistare attrezzature, materiali e mezzi il cui utilizzo sia strettamente connesso alle attività di natura sociale;
3. Di estendere la tipologia di progetti finanziabili dall’Osservatorio nazionale del Volontariato dalle emergenze sociali, tradizionale area di intervento dei progetti, agli interventi nei territori montani e nelle aree territorialmente marginali.
Si tratta di una proposta inaccettabile nel metodo e nei contenuti per diverse ragioni.
“Questa iniziativa legislativa ci sconcerta sia nel metodo che nei contenuti – affermano i quattro promotori della protesta – . Riguardo al metodo, ci sconcerta che su modifiche di tale impatto, che intervengono su uno strumento di sostegno destinato specificatamente al volontariato, ampliandone la fruizione a moltissimi altri soggetti senza modificare l’entità delle risorse disponibili, non si interpellino le organizzazioni che il mondo del volontariato collettivamente rappresentano. Inoltre spiace constatare che ancora una volta si tenti di modificare alcuni articoli della legge sul volontariato non affrontandola direttamente, ma attraverso modifiche singole inserite in provvedimenti normativi che si occupano di altri temi.”
“Preoccupa – aggiunge Marco Granelli – presidente di CSVnet – che una normativa specifica sul tema della montagna non trovi un finanziamento ad hoc, ma vada ad utilizzare risorse ordinarie, già destinate al volontariato per tutte le azioni di intervento a servizio dei beni comuni. Non si possono utilizzare le stesse risorse anche per gli interventi per le comunità montane”.
CSVnet, il Forum del Terzo Settore, la Consulta Nazionale del Volontariato presso il Forum e la ConVol chiedono dunque di modificare il Progetto di Legge evitando di intervenire con esso per cambiare la legge sul Volontariato.
“Tutto il mondo del Volontariato e del Terzo Settore si sta mobilitando contro questa proposta – conclude Granelli. Intanto abbiamo inviato una lettera ai parlamentari per spiegare le ragioni del nostro dissenso”.
Tutti i CSV si stanno mobilitando contro la proposta di Legge: leggi il lancio ANSA

Fondi dal non profit alla montagna, volontariato in rivolta

 

Le risorse del volontariato per le emergenze sociali potrebbero andare alla montagna. E’ quanto prevede un progetto di legge presentato dalla Lega Nord. Il documento è contestato dal mondo di associazioni e Ong impegnate nel sociale. E il pianeta del non profit si sta mobilitando per bloccare questo provvedimento: “Se il progetto di legge andasse in porto – dichiara Lino Lacagnina, presidente di Ciessevi Milano – il volontariato ne uscirebbe fortemente indebolito. E in un periodo di grave crisi economica, il taglio dei fondi alla solidarietà rischia di minare uno dei pilastri della coesione sociale e della generosità. Un’ipotesi inaccettabile”.
“E’ chiaro che non c’è nulla in contrario nel sostenere e valorizzare le aree montane – commenta Lacagnina -. Ma non è ammissibile che i fondi debbano essere sottratti al volontariato. Il Terzo settore va difeso e tutelato, a maggior ragione in un momento in cui i bisogni della cittadinanza sono in costante aumento a causa della crisi economica. Senza una contribuzione stabile e certa, il non profit non può fare progetti a lungo termine, né lavorare con tranquillità».

Riattivate le tariffe postali agevolate per il non profit

“Siamo soddisfatti del via libera che il Senato ha dato al decreto incentivi ma si tratta comunque di un provvedimento parziale, sia perchè valido solo per il 2010 sia per la ridotta disponibilità economica di cui gode.
Resta di fondo il problema politico di aver modificato una norma intervenendo su contratti già in essere e modificandoli in corso d’opera: non è questo il modo di trattare con il non profit che lavora per il bene comune.”
Con queste parole Marco Granelli, presidente di CSVnet, ha commentato l’approvazione del decreto incentivi, che ha ripristinato, anche se solo per l’editoria non profit, le tariffe postali agevolate sopresse con il decreto interministeriale dello scorso primo aprile.
Dopo l’approvazione alla Camera del 6 maggio il decreto, senza alcuna modifica al testo, ha ottenuto la fiducia anche in Senato, con 163 voti favorevoli, 134 contrari. Lo stanziamento del governo per garantire il ripristino delle tariffe postali agevolate nell’anno 2010 per le onlus ammonta a 30 milioni di euro.
“Speriamo che le associazioni possano presto spendere meno per le attività di raccolta fondi e di comunicazione e informazione ai cittadini, elementi fondamentali per il loro sostegno ma soprattutto per la crescita della cultura della solidarietà.
Auspichiamo infine – conclude Granelli – di poter utilizzare il nostro tempo e il nostro ruolo non per rincorrere provvedimenti peggiorativi, ma per costruire una legislazione innovativa che realizzi i principi di solidarietà e sussidiarietà, sostenendo di più chi lavora per il bene comune e investendo di più in servizi e risposte per i beni comuni.”
Per informazioni e approfondimenti visita il sito Vita.it, promotore dell’appello contro l’abolizione delle tariffe postali agevolate.

CSVnet contro l’annullamento delle tariffe postali agevolate

 

CSVnet, il Coordinamento nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, esprime la propria netta contrarietà al provvedimento del Governo, con il quale si è deciso di annullare con effetto immediato le agevolazioni tariffarie per le spedizioni postali degli enti non-profit e manifesta una forte preoccupazione poichè questa misura aumenta sensibilmente i costi per il Volontariato e per il non-profit in generale, proprio in un momento in cui l’opera del Volontariato è ancor più necessaria come contrasto alla forte crisi economica in atto.
L’aumento delle spese postali si aggira intorno al 500%, ovvero oltre 65 milioni di euro che andranno a prosciugare le casse delle piccole e grandi organizzazioni, penalizzando i progetti e le attività di ciascuna. Un danno pesante, soprattutto in termini di “trasparenza”.
I Centri di Servizio per il Volontariato hanno lavorato, nell’ultimo anno, al fianco delle Organizzazioni di Volontariato per diffondere la cultura della trasparenza e promuovere strumenti di rendicontazione economica e sociale; la comunicazione postale è proprio uno dei mezzi più utilizzati dalle associazioni per comunicare con i propri donatori e per dar conto di come le risorse raccolte si traducano in progetti e attività concrete.
“CSVnet aderisce all’appello di Vita – afferma Marco Granelli, Presidente di CSVnet – ringrazia i CSV che già hanno dato risalto al problema e che hanno invitato le associazioni a mobilitarsi, chiede a tutti i CSV di continuare a diffondere al massimo queste informazioni e la partecipazione di tutto il mondo non-profit a questa iniziativa”.
Infine, sul confronto avviato tra le Associazioni di categoria del settore, il Governo e Poste Italiane, “E’ chiaro che la possibilità di lasciare l’azione di sostegno al non-profit ad accordi singoli attuati da Poste spa (azienda privata) – conclude Granelli – rischia di creare disparità, a svantaggio delle realtà di minori dimensioni, ma soprattutto contrasta con l’art. 118 della nostra Costituzione dove si afferma il principio per cui “Stato, Regioni, Città metropolitane, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.

 

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